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Itinerari turistici Gli abitanti di Cassano delle Murge non fanno certo mistero circa l'essere orgogliosi ed affascinati dalla propria Città, per il ricco patrimonio storico, le interessanti e nobili origini, i numerosi monumenti, le meravigliose grotte carsiche ed i preziosi reperti archeologici sparsi un po' ovunque nel proprio vasto territorio, tanto da suscitare notevole interesse tra studiosi italiani e stranieri. E' scientificamente accertato, quindi, che le origini di Cassano sono antichissime e che il suo territorio è abitato da tempi tanto, tanto lontani, addirittura dalla preistoria. Un'epoca, quella, in cui gli uomini non conoscevano ancora la scrittura e non potevano, quindi, lasciare notizie scritte sulla loro vita. Che in quel periodo ci fossero a Cassano insediamenti umani, ce lo dimostrano gli antichi ed i recenti ritrovamenti di oggetti di vario tipo, fabbricati per le necessità quotidiane. Infatti in numerose grotte naturali, certamente le prime abitazioni degli uomini preistorici, sono stati ritrovati nel tempo centinaia di manufatti in pietra, (oggetti fabbricati con le sole mani), resti di animali cacciati (cavalli, cervi, rinoceronti, etc.) e addirittura pitture parietali, ossia eseguite sulle pareti. |
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Riguardo agli uomini preistorici più progrediti (non più cacciatori, ma agricoltori e allevatori di animali) sono rimasti nel nostro paese parecchi documenti: resti di vari oggetti in argilla, di vasi in ceramica, sepolture, etc. Ma i documenti preistorici più interessanti, e che rivelano in quelle antichissime genti notevoli sentimenti umani e religiosi, sono i menhir, le specchie. etc. Secondo alcuni studiosi, i primi abitanti della nostra regione in epoca storica (cioè intorno al 1000 a.C., da quando gli uomini conoscono la scrittura) sono gli Iàpigi o Apuli, una popolazione di pastori e agricoltori della civiltà piuttosto progredita, proveniente, sembra, dall'Illiria (antica regione che comprendeva buona parte delle attuali Dalmazia e Albania). Dal nome di questa antica gente, il territorio della nostra regione verrà chiamato prima Iàpigia e infine PUGLIA. E' noto, tuttavia, che le numerose grotte e voragini presenti nel territorio di Cassano delle Murge si sviluppano in calcari cretacei con strati di spessore variabile compresi nel metro. Tali sedimenti affiorarono su tutto il territorio e sono coperti da terre rosse, pochi decimetri sui dossi ed alcuni metri nei canali e nelle depressioni. Le grotte finora conosciute nel Comune di Cassano delle Murge ed ancora accessibili, sono circa una trentina, alcune ormai distrutte, di cui 20 ad andamento orizzontale e 6 che si sviluppano in verticale.
Tra queste la maggiore per profondità e lunghezza è la "Grave di
Pasciuddo" o "Pasciullo"; le ultime esplorazioni hanno
rilevato la profondità di 150 metri ed uno sviluppo planimetrico di 850
metri circa.
Le formazioni carsiche sono sparse su tutto il territorio, ma il maggior
numero di cavità si trova in località "Riformati", nei
pressi del Santuario - Convento "S. Maria degli Angeli",
essendo la zona interessata da numerose fratture. E' noto che sotto le Murge di Cassano si celano numerose voragini e grotte naturali sotterranee minori, molte delle quali, non ancora conosciute o dimenticate, che di tanto in tanto vengono scoperte casualmente. Infatti, intensa è stata in quest'ultimo trentennio l'attività nelle nostre Murge da parte di vari Gruppi Speleologici del Barese che hanno compiuto una lunga serie di escursioni, portando alla luce diverse cavità naturali. Sono circa una ventina le "Grotte Minori" esplorate fino ad oggi nell'agro di Cassano, rivelatesi peraltro molto interessanti sotto gli aspetti geologico, idrologico, paleontologico e archeologico.
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La cavità è lunga circa 5 metri e larga altrettanto; la sua altezza è in media di 4 metri. Il primitivo aspetto è stato alterato dai lavori di sistemazione dello sbancamento delle pareti rocciose. Fu nel corso di tali lavori che venne scoperta una breccia ad elementi calcarei grossolani con abbondanti resti ossei di specie pleistoceniche di grande e di piccola mole andati purtroppo in parte perduti. Ulteriori lavori di ampliamento della sacra grotta hanno messo in luce frammenti di rhinoceros, elephas, bos, cervus, specie in parte esistente ed in parte emigrate nelle nostre contrade. Sono reperti preziosi per le conoscenze fitoclimatiche della regione nel corso dell'ultimo interglaciale, quando la boscosa landa carsica delle Murge era popolata da specie d'ambiente caldo arido con medie termiche annue più elevate di quelle odierne, con bassi valori delle precipitazioni. |
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La
"Grotta del Convento" |
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Un po' di storia
LA GROTTA
"NISCO" La cavità denominata e catastata come "Grotta Nisco", o "Riformati", PU 1001, si apre lungo il versante Nord/Nord-Est della collina omonima ed è collocata sul fianco sinistro orografico di una lama poche centinaia di metri dall'attuale Convento di S. Maria degli Angeli, posto a sua volta su un'altro importante sistema di cavità di notevole interesse paletnologico e paleontologico. La "Grotta di Nisco" si presenta con una imboccatura a forma elissoidica da cui si accede ad un corridoio interno a forma sub-rettangolare con un dislivello iniziale tra la quota del piano esterno e quella di calpestio interna di circa due metri. E' da presumere che tale passaggio (dromos), nel passato, fosse impedito da un grosso lastrone di chiusura alla cavità o da grandi blocchi in pietra. Dal corridoio, infatti, si accede ad una prima saletta, ramificata lateralmente in vani più piccoli occlusi nella parte terminale del terriccio e sassi. L'asse principale del sistema si sviluppa a direzione NNW-SSE e prosegue nell'ultima parte a WNE-ESE. Dalla prima sala principale si accede a quelle laterali, secondarie, mediante strettoie e strozzature. La grotta, impostata su una dislocazione tettonica con relativa discontinuità di frattura, si sviluppa lungo i piani di strato e manifesta numerose connessioni con l'esterno, come mostrano le tracce di passaggi d'acqua e le forme delle colate calciche.
Numerose stalattiti e stalagmiti, talvolta colonnari, arricchiscono le
pareti della cavità, modellate, anche, da concrezioni plastiche
calciche. Pezzi di concrezioni giacciono, unitamente a pietrame di varia
dimensione, sul fondo della grotta rendendo disuniforme ed accidentato
il percorso.
Tra il dicembre 1989 ed il febbraio 1990, venivano avviate le operazioni
sistematiche e scientifiche di scavo, condotte dalla Dott.sa Donata
VENTURO - Direttrice del Museo Nazionale di Altamura e Responsabile per
l'archeologia del Comprensorio Murgiano.
La prosecuzione dello scavo consentiva il rinvenimento, in due sole
zone, di deposizioni pressoché intatte con relativi corredi tombali. In
particolare venivano recuperati i resti di tre individui adulti
ritrovati addossati alla parete vestibolare della cavità in prossimità
di un incavo ovale della roccia. Nello spazio centrale dello stesso
vestibolo risultavano sistemati sei vasi completi, di cui tre decorati,
riferibili alla cultura di Laterza. Strumenti di selce, punte di freccia
e due pugnaletti triangolari piatti, in rame, con chiodi di fissaggio, nonché
una fuseruola in terracotta accompagnavano i resti scheletrici umani. Altre sepolture, ormai coinvolte, con relativi corredi ceramici in frammenti, sono state rinvenute nella parte centrale del sistema ipogeo. E' stata anche ritrovata una lametta in rame, a forma trapezoidale, con estremità arrotondata e con attacco mediante due chiodetti, insieme ad utensili in ossidiana e selce.
I vari reperti possono considerarsi del tutto simili a quelli presenti a
Laterza ed a Gioia del Colle. Lo scavo del deposito in grotta ha
restituito nel complesso, una grande quantità di materiale osteologico
animale ed umano ed un vasto repertorio vascolare in tutti gli ambienti
in cui si è operato. Non mancano figure che possono definirsi, invece, plastiche rappresentate da forme cordonate con impressioni digitali o con intacchi lamellari. E' pure presente infine, ceramica decorata a scaglie. Le anse sono a nastro verticale, con margini rilavati, a gomito, a profilo trapezoidale, alternate a volte con prese a linguetta, come in una ciotola biconica trasandata, decorata con sottili linee tratteggiate. |
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E' noto che
sotto le Murge di Cassano si celano numerose voragini e grotte naturali
sotterranee minori, molte delle quali, non ancora conosciute o
dimenticate, che di tanto in tanto vengono scoperte casualmente. |
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"LAMA
LA GROTTA" LA
GROTTA "GIUSTINO"
e la "mucca speleologa"
LA
GROTTA E LA CHIESA DI "SANT'ANGELO IN CRIPTIS" Si tratta di una località particolare sotto l'aspetto amministrativo: "Sant'Angelo", infatti, è una piccola isola territoriale (enclave) nell'agro di Santeramo in Colle, inglobata nel territorio di Cassano delle Murge, che però non ne ha la sovranità. Come la precedente Cripta, anche questo fu eletto ad insediamento stabile da una delle tante comunità di monaci scappate dal vicino Oriente prima del Mille, nel periodo cruciale dominato dall'iconoclastia. Circondato da fitte boscaglie, il luogo offriva sicura protezione per la sua posizione strategica. L'ipogeo di S. Angelo presenta una splendida architettura naturale in cui stalattiti e stalagmiti fungono da capitelli e colonnine delimitanti singolari nicchie scavate nella roccia. Un affresco bizantino raffigurante la Madonna col Bambino è ormai irrimediabilmente danneggiato. Resiste ancora, in condizioni comunque molto precarie, un Cristo in trono circondato dagli apostoli, disposti a corona intorno ad un arco che introduce, al termine di un lungo dromos, nell'ampia sala principale, le cui pareti raccolgono elementi di probabile origine paleocristiana; incisioni e graffiti di tecnica greco-bizantina si fondono con manifestazioni di stile latino per giungere a linee successive di ispirazione romanica. Da asilo di preghiere, S. Angelo divenne ben presto un cenobio autarchico, come testimonia la parte superiore della caverna, un corpo unico a conci regolari di pietra, che accoglie due grandi edifici adibiti a luogo di ricovero per persone e animali (iazzo). Un esempio tipico di economia chiusa, autosufficiente in relazione a tutti i bisogni dei monaci e fors'anche di quanti cercavano riparo dalle insidie portate dalle orde saracene. Il caratteristico monastero si trasformò così in una minuscola fortezza, a giudicare dalle numerose scalette esterne che raggiungevano l'apice dei trulli situati tutt'intorno al complesso e riservati alla popolazione indigena. Dal tuffo nel passato al richiamo imposto dalla realtà odierna il salto è fin troppo brusco. Ciò che non riuscirono a produrre le vicende tumultuose dei secoli bui, è oggi purtroppo l'effetto rovinoso di una colpevole incuria, quella della civiltà contemporanea.
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